Ciao,
io lo so, sai? Tu non tornerai. Non puoi tornare. Io l’ho fatta grossa. E il bello che lo capisco solo ora. Ma al tempo ero pieno del mio ego, fin troppo smisurato, più alto della coscienza di essere un uomo dignitoso. Come mi cibavo della tua gelosia, della tua inadeguatezza, della tua bassa autostima. E io continuavo, ti tenevo sul filo del rasoio. Mi sentivo potente, io il dio e tu il credente. Mi piaceva punzecchiarti, mi piaceva dirti che sbagliavi, mi piaceva spegnere il tuo sorriso, il tuo entusiasmo. E bastava anche poco. Un giudizio su un vestito, forse troppo scialbo, oppure la tua voglia di andare a un concerto che io ti proibivo ed ecco che ogni traccia di felicità si spegneva. Ma non era questo che mi esaltava. Era la tua devozione. Mi ubbidivi, alla lettera, come un bravo servo. Aspettavi come un assetato che ti gratificassi, anche un semplice brava ti illuminava. E io gongolavo.
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